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Lectio 16 gennaio 2015

Lectio 16 gennaio 2015

Laura Verrani
 
Esodo 1, 13-22
 
13 Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d’Israele trattandoli con durezza. 14 Resero loro amara la vita mediante una dura schiavitù, costringendoli a preparare l’argilla e a fabbricare mattoni, e ad ogni sorta di lavoro nei campi; a tutti questi lavori li obbligarono con durezza. 15 Il re d’Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l’altra Pua: 16 «Quando assistete le donne ebree durante il parto, osservate bene tra le due pietre: se è un maschio, fatelo morire; se è una femmina, potrà vivere». 17 Ma le levatrici Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re d’Egitto e lasciarono vivere i bambini. 18 Il re d’Egitto chiamò le levatrici e disse loro: «Perché avete fatto questo e avete lasciato vivere i bambini?». 19 Le levatrici risposero al faraone: «Le donne ebree non sono come le egiziane: sono piene di vitalità. Prima che giunga da loro la levatrice, hanno già partorito!». 20 Dio beneficò le levatrici. Il popolo aumentò e divenne molto forte. 21 E poiché le levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una discendenza. 22 Allora il faraone diede quest’ordine a tutto il suo popolo: «Gettate nel Nilo ogni figlio maschio che nascerà, ma lasciate vivere ogni femmina».
 
Esodo 2,1-10
 
1 Un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una discendente di Levi. 2 La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi. 3 Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese per lui un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi adagiò il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo. 4 La sorella del bambino si pose a osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto. 5 Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle passeggiavano lungo la sponda del Nilo. Ella vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo. 6 L’aprì e vide il bambino: ecco, il piccolo piangeva. Ne ebbe compassione e disse: «È un bambino degli Ebrei». 7 La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: «Devo andare a chiamarti una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?». 8 «Va’», rispose la figlia del faraone. La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino. 9 La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino e allattalo per me; io ti darò un salario». La donna prese il bambino e lo allattò. 10 Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone. Egli fu per lei come un figlio e lo chiamò Mosè, dicendo: «Io l’ho tratto dalle acque!».
 
Spiegazione del testo (Appunti di Carla)
 
All'inizio di questa storia c'è un bel gruppetto di donne che vale la pena di conoscere. Sono pagine poco lette e commentate mentre invece c'è in esse una grande ricchezza.
Iniziata la persecuzione nei confronti degli ebrei troppo numerosi, il faraone dà l'ordine di uccidere i loro figli maschi.
E' interessante cogliere cosa dice il faraone la seconda volta, dopo aver verificato che i bimbi non sono stati uccisi. Ogni figlio maschio degli ebrei lo getterete nel Nilo, cosa che non aveva detto prima.
In sostanza il Nilo è per l'Egitto la vita; significa vedere in una tomba una sorgente di vita; si stanno fronteggiando la due realtà vita-morte; sono le due realtà più radicali, in queste situazioni non è un caso che spuntino le donne; succede anche nei vangeli. L'Esodo come i Vangeli parlano della Pasqua e sia l'Esodo che i Vangeli iniziano dalle donne. Per tutti i Vangeli la Pasqua inizia e finisce con le donne; la Pasqua rappresenta la vita e la morte che si fronteggiano.
Le prime due donne, di cui si cita il nome sono Pua e Sidra. Questo non è consueto soprattutto per le comparse. Del faraone non è detto il nome e noi non lo sapremmo se non avessimo ricostruito a livello storico la storia dell'Egitto. Queste due donne sono egiziane e nella storia della salvezza hanno un posto e un nome.
Chi sta davvero facendo la storia?
Cosa fanno?
Due cose:
  1. Disobbediscono al faraone
  2. Quando il faraone va da loro per chiedere conto, rispondono.
Il rispondere è segno di impertinenza e, inoltre, lo prendono in giro.
Queste donne stanno facendo qualcosa di straordinario nei confronti del Potere, umano e divino nel caso del faraone.
Il potere viene da queste due donne rimpicciolito e questo faraone diventa un uomo normale. Il prenderlo in giro implica che non lo considerano un Dio, lo stanno tirando giù da dove ritiene di essere.
Rispondono quindi con una verità di fondo, il faraone è un uomo.
C'è poi la madre di Mosé (sappiamo si chiama Iochebed) che fa delle cose straordinarie: innanzitutto un cestello di papiro. Il cestello nel testo ebraico ha lo stesso nome dell'arca di Noè e qui ci immaginiamo una barchetta mentre per l'arca ci immaginiamo un transatlantico con tutti gli animali.
La madre trova il modo di fargli superare l'acqua (che se pericolosa indica il male) e cioè lotta contro il male che potrebbe inghiottire il figlio. Trova quindi il modo di avere ragione della morte. Anche lei lo fa in modo furbo come le altre due. Lo mette nel Nilo come aveva detto il faraone; è una forma di obbedienza creativa.
La sorella del bambino, che sarà più avanti una protagonista (Miriam), si pone ad osservare cosa gli sarebbe accaduto. Apparentemente fa una cosa normale ma invece rimanendo lì vede la figlia del faraone. Questa si accorge che il bambino è ebreo perché è circonciso, ma pensa che si sarebbe potuto salvare.  Miriam non l'ha salvato dall'acqua ma ha potuto fare in modo che quel bambino che sarebbe diventato un egiziano rimanesse anche un ebreo. Lo sguardo lo salva.
Grazie al fatto che sia rimasto nel suo popolo riparte la storia del popolo ebreo. Rimette quindi in moto la storia rimanendo lì.
I vangeli dicono che le donne stavano ad osservare dove veniva deposto Gesù dopo la morte. Cosa stanno a fare? Fanno pensare a Miriam che rimette in moto la storia. Di straordinario semplicemente resta.
Guardando indietro Miriam che è la sorella (che non lo molla, quando persino la madre lo ha lasciato andare) è il contrario di quello che ha fatto Caino, che non si sentiva custode del fratello e finisce per ammazzarlo. L' ultima donna è la principessa, la figlia del faraone che diventa madre in questo modo, custodendo Mosé. Questa donna ci dice che:
  • Nemmeno in casa sua il faraone viene obbedito in quello che dice; c'è la desacralizzazione del faraone, del potere. Nel rapporto delle donne col potere e col potere maschile, il faraone ne esce con le ossa rotte.
  • È una principessa mentre tutte queste donne no, ma tutte hanno lavorato per salvare la vita dei bambini e di questo bambino in particolare, c'è in loro una alleanza per la vita in cui ci stanno tutte le donne, sia che contino poco sia che contino moltissimo. Il lavorare per la vita non dipende dallo status sociale, le accomuna il fatto di essere donne in questa alleanza, basta che siano quello che costitutivamente sono. Le donne sono alleate potentemente per la vita.
  • Quando la donna e l'uomo e il serpente vengono colpiti da Dio dopo la caduta, al serpente Dio dice: io porrò inimicizia ...ma questa ti schiaccerà la testa.
Da quel momento c'è inimicizia tra la donna e il male, da quel momento la donna è una combattente del male e del potere. Dalla Bibbia escono donne furbe, realiste, capaci di guardare le persone e il potere per quello che sono e di allearsi nei confronti della vita.
Chissà che non sia anche per questo modo di trattare il potere che il potere non ce l'hanno.
Anche il serpente è nemico della donna. E chi è che dà il potere? Il male lo dà a chi vuole. Il diavolo non vuole le donne al potere perché lo vedono per quello che è.
E' vero che non tutte le donne sono così (Jezabele) e ci sono anche uomini meravigliosi. Ad esempio Giuseppe che si mette contro il potere per costruire la vita alla sua fidanzata.
Se le donne sono quello che naturalmente sono, sono così.