Preparazione alla Lectio II

Autore: Teologa Laura Verrani
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Preparazione alla lectio II

Laura Verrani
 
Mt 13, 44-66
Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto...
 
Il brano letto è di Matteo cap. 13, versetti 44-66, ma non faremo una lectio specifica su questo, perché continuiamo e concludiamo le istruzioni per l'uso rispetto alla lectio come abbiamo fatto la volta scorsa.
Questa sera vorrei proprio, prendendo spunto da questa lettura, mettervi in mano gli strumenti per fare da soli quello che altrimenti è solo un ascoltare gli altri.
Mi piacerebbe partire da questa parabola perché a me sembra che il lavoro sulla Scrittura, nella lectio divina sia paragonabile alla ricerca di un tesoro nascosto in un campo. Il campo è la pagina.
Non c'è pagina nella Scrittura in cui non sia nascosta una perla per noi nel momento in cui la stiamo leggendo fosse anche un capitolo del Levitico.
Però il tesoro è nascosto. Non si dà immediatamente. Non è da pensare che ad una prima immediata lettura capite tutto oppure ci raggiunga quella parola che ci doveva raggiungere.Il campo va scavato. Quello che vorrei fare stassera è mettervi in mano qualche vanga, qualche strumento che permetta di scavare, di lavorare il terreno, di stare sulla pagina in modo tale che poi possiate fare la scoperta, che veramente è entusiasmante, del tesoro.
Io dividerei questo momento in due punti importanti.
Il primo momento è quello in cui ci si impegna a rispondere ad una domanda: che cosa dice questa Parola?
Il secondo momento sarà quello in cui si risponderà ad un' altra domanda: che cosa dice a me questa Parola?
E' molto importante che si parta sempre dalla domanda giusta.
Non bisogna mai leggere la Bibbia a partire da cosa mi dice il testo perché rischio di far dire alla Parola cose che la Parola non dice. Sempre partire dal cosa dice, che cosa voleva dire l'autore quando l'ha scritta. Qual è l'intenzione di questa pagina?
Dopo che avrò fatto questo ( posso chiamarlo senso letterale...), solo dopo passo al secondo momento: a me che cosa dice?
Ma prima ancora di questi due momenti c'è un punto zero fondamentale che è l'invocazione allo Spirito Santo. Sempre invocare lo Spirito Santo. Per un fatto molto semplice. Se ci chiediamo qual è l'intenzione di questo testo? Che cosa voleva dire l'autore quando lo ha scritto? Come faccio a chiedere a Matteo che cosa aveva in mente di scrivere.
Ci sono sì nel testo delle tracce che noi possiamo trovare, però lo Spirito Santo, ci insegna la Chiesa, è anche lui autore della Scrittura, c'era menttre Matteo scriveva, lo ispirava. Diciamo che la Scrittura è ispirata intendendo proprio che ha Dio come autore. Anche l'uomo, c'è Matteo. C'è però insieme a lui lo Spirito Santo che lo accompagna, che lo ispira, che lo guida. Allora questo mi serve moltissimo. Se vogliamo capire il senso è meglio chiederlo all'autore e lo Spirito è l'autore della Scrittura.
Poi dico sempre che l'invocazione allo Spirito è un po' un passe-partout. Le piccole tecniche che proviamo a utilizzare, ci vengono, non ci vengono, siamo esperti, meno esperti, non importa, non importa il grado di cultura, tutti siamo in grado di leggere la Scrittura, tutti abbiamo lo Spirito, cioè quella chiave che apre sicuramente la porta della pagina.
Quindi il punto zero è l'invocazione allo Spirito.
Poi bisogna leggere veramente.
Primo consiglio. Noi abbiamo sempre sotto gli occhi un pezzetto di un autore, però questi autori non hanno scritto dei pezzetti, ma un continuum. Allora molto utile è alzare un po' lo sguardo, poi abbassarlo e leggere un po' prima e un po' dopo in modo tale da vedere il contesto in cui quel pezzetto è stato scritto.
Il lavoro si fa sul testo, ma per capire il testo sarà assolutamente necessario il contesto.
Per esempio questa pagina è parte di un discorso di Gesù. Immaginate di sentire due persone parlare e di ascoltare solo un pezzettino della conversazione. Non possiamo presumere da quel poco che abbiamo ascoltato di ricavare il senso di tutto quanto il discorso che magari è durato due ore.
Allora il contesto è molto importante. Come si fa? Si guarda un po' prima e un po' dopo, anche perché questi testi sono tagliati male. Molto importante quindi allargare lo sguardo.
Quanto allargare lo sguardo?
Più si amplia il contesto più si capisce il testo. Quanto più leggo Matteo, tanto più quel versettino mi sarà chiaro. Posso allargare questo discorso fino a tutta la Bibbia, cioè quanto più conosco la Bibbia tanto più tutta la Bibbia mi aiuterà ogni volta che leggerò quel pezzettino.
In che modo?
Più la rileggete e più la conoscete, più vi accorgete, leggendo una cosa, che vi viene in mente un passo qui, un passo là, un pezzo dell'Antico Testamento, un pezzo di un altro vangelo... Allora vi accorgerete che è come se nella Bibbia si accendessero molte luci che illuminano proprio quella cosa che state leggendo.
Secondo passaggio: fare molta, ma molta attenzione a quelle che sono chiamate le parole chiave.
Le chiavi aprono le porte e quindi le parole chiave sono quelle parole che sono talmente importanti in quella pagina che possono essere una chiave di lettura di tutto quel brano.
Come le riconosco? Sono le parole più volte ripetute. Dobbiamo fare molta attenzione alle ripetizioni. A scuola ci hanno insegnato che la ripetizione è un errore, non si fa, bisogna cercare un sinonimo. Nella Bibbia invece la ripetizione di parole è usata in lungo e in largo, è come se l'autore prendesse in mano un evidenziatore e sottolineasse ben bene. E' un modo con cui l'autore comunica al lettore che quella parola è importante.
Dunque attenzione alle ripetizioni.
Terzo passaggio: guardate i personaggi se ci sono, chi sono. Vedrete che qualcuno è protagonista, qualcun altro gli fa da avversario. Chi sono,  che cosa fanno, che cosa dicono. Qui, se avete un po' di tempo val la pena di scriversi i personaggi, che cosa fanno, che cosa dicono. Già da questo lavoro vi accorgerete che vi aiuterà a capire il peso di un personaggio dentro il testo, su chi si sta puntando l'attenzione.
Poi un'altra attenzione ai verbi. Vedete che questa è proprio bassa manovalanza.
Attenzione ai verbi se ci sono o no se sono tanti o pochi, perché anche lì ci viene detto qualcosa.
Se ci sono tanti verbi, vuol dire che c'è tanta azione, se sono pochi vuol dire che il ritmo è molto lento. Ma quando il ritmo rallenta è perché si vuole porre una attenzione particolare
Ad esempio quando Marco racconta la sepoltura di Gesù, in scena mette due personaggi: Giuseppe di Arimatea e le donne. Di Giuseppe si dice in due-tre righe un sacco di azioni, ci sono sei-sette verbi. Questo povero Giuseppe va a chiedere il corpo di Gesù a Pilato, va a comprare il lenzuolo, torna, cala giù il corpo di Gesù dalla croce, lo avvolge nel lenziolo, lo porta nel sepolcro, chiude il sepolcro con la pietra. Sono tutti verbi, non sta fermo un attimo.
Viceversa ci sono poi le donne che sono sullo sfondo. Di loro si dice una cosa soltanto: stavano ad osservare, cioè non fanno niente. Però quale dei due atteggiamenti sarà quello che andrà avanti nella storia?
Interessante anche guardare il tempo del verbo. In greco si nota meglio. Ma noi per esempio possiamo osservare se si usa il passato remoto o l'imperfetto. C'è differenza. La suocera di Pietro (Marco cap. 1, 29-31) che viene guarita da Gesù in casa di Pietro, "liberata dalla febbre, si alzò e si mise a servirli", dice la vecchia traduzione. Ma non era esatto. La nuova traduzione dice "e li serviva". Bisogna notare che c'è una bella differenza. Se dico "si mise a servirli", il passato remoto vuol dire che in quel momento ha fatto quella cosa, allora vorrà dire che quella sera si è messa a spadellare per dar da mangiare a tutti. Dire invece "li serviva" indica una azione continuata che non è conclusa, e quello è un imperfetto, ha iniziato qualcosa che non è più finita. Il verbo servire poi è uno dei verbi forti che dicono qualcosa di importante: è entrata al servizio di Gesù in modo permanente. Col passato remoto posso pensare che ha fatto la cameriera, con l'imperfetto intuisco che è diventata una discepola.
E se non è un racconto?
Se è un discorso è più difficile, non ci sono personaggi, però anche lì, attenzione, potete fare questa ricerca: chi sta parlando? (Qui è Gesù, è semplice), a chi sta parlando?
Una cosa è se sta parlando ai farisei, una cosa se sta parlando alla folla, una cosa se sta parlando ai discepoli.
Per esempio il discorso in cui è contenuta questa parabola inizia alla folla, però poi ad un certo punto Gesù lascia andar via la folla e continua il discorso con alcuni discepoli.
Questa parabola la sta dicendo a tutti o a qualcuno? E' diverso. Quei pezzi detti a tutti sono detti in riva al mare. Questa è detta in casa. Allora significa che per  capire questa cosa non basta stare in riva al mare insieme a tutti, ma bisognerà entrare in casa in una intimità più stretta con il Signore.
Ecco questo è il lavoro per scavare dentro il testo e portare alla luce una serie di cose.
Da questo lavoro dovrebbe succedere che emergano come delle domande, che cioè vi vengano in mente delle cose da chiedere, come mai si dice proprio questa cosa.
Preziosissime le domande che sentite vi vengono fuori dalla lettura, perché il testo risponde solo se è interrogato. Se io non ho domande, quello non risponderà.
La domanda è importante perché mi terrà in relazione con il testo.
Poi non è detto che una domanda trovi subito una risposta, magari chiuderete il libro, farete il momento di silenzio, starete con questa domanda chissà per quanto tempo, ma se ce l'avete dentro, quella lavorerà dentro e il gioco già è fatto, perché nel momento in cui avete una domanda su una pagina vuol dire che quella parola continuerà, siete in relazione costante con quella parola.
Secondo tempo.
E' importante adesso passare alla meditazione vera e propria, cioè al momento in cui ci si chiede: a me che cosa dice il testo?
Anche qui alcuni passaggi.
Prima cosa da fare ( e qui prendo a piene mani da sant'Ignazio di Loyola che è stato un maestro nella meditazione sulla Parola) : la compositio loci cioè la composizione del luogo, vuol dire immaginarsi la scena. Si chiudono gli occhi, se viene meglio, e si lavora con l'immaginazione.
In che modo?
Avendola letta, la si ricostruisce, provo proprio a guardare i personaggi, chi sono, dove sono, come sono disposti.
Più tempo ho a disposizione, più posso arricchire: come sono vestiti, come me li immagino, in piedi, seduti... in quale ambiente... sono in una casa... in una stanza...
Ecco costruirsi la scena nella mente, farsi un film...
Secondo passaggio.
Prendete posto nella scena, trovatevi un posto, mettetevi comodi... dove vi piacerebbe essere? Vicino a Gesù che sta parlando... seduti... in piedi... un po' in disparte... vicino a qualcuno che sta intervenendo... Trovate il vostro posto nella pagina.
Questa cosa secondo me è importantissima. Se si riesce a fare questo si realizza la contemporaneità tra voi e quello che sta accadendo in voi, che è quello che deve succedere.
Terzo momento.
Rileggendo ancora fermarsi "dove si trova gusto", come dice sant'Ignazio, cioè su quelle parole, su quella frase... oppure nel vedere interiormente il Signore... perché lì è la perla.
Se si trova questo gusto, se piace, se si sta bene, stare fermi lì.
Quanto fermi?
Anche tutto il tempo. Basta una sola parola, non è necessario in alcun modo terminare la lettura. Se alla prima parola già sentite che vi piace, stateci.
Si racconta che san Francesco in viaggio di ritorno insieme ad un suo compagno frate verso il convento... il suo compagno frate gli dice: "Senti , Francesco perchè non preghiamo e diciamo i padrenostri (i francescani quando non possono dire il breviario dicono tanti padre nostri). Però diciamoli  ciascuno per conto suo e li contiamo poi vediamo, quando siamo arrivati chi ne ha detti di più." Francesco ci sta. Quando arrivano a destinazione, il compagno tutto contento perché ne aveva detti tantissimi dice: "Io ne ho detti... e dice una cifra ... e tu? Francesco risponde: "Io mi sono fermato a Padre". Non ne aveva detti neanche uno.
Ecco, ci si ferma dove si trova gusto.
E se non succede? Può darsi che non capiti. Se non capita, si continua a scavare. Se non capita non cadete nell'errore di pensare che la perla non c'è. Si tratta solo di scavare ancora. Finita la mezz'ora, bene, si ritornerà in seguito su quella pagina finché non ho trovato la bella notizia per me. Poi si esce dalla preghiera perché è finito il tempo.
Consiglio di uscire con cortesia.
Così come ci siamo messi all'inizio, con consapevolezza, così con questa presa di consapevolezza occorre anche uscire, usciamo dalla presenza di qualcuno , quindi si saluta.
Veramente siamo stati con qualcuno, non siamo stati soli. Allora se lo lasciamo ( lui non ci lascia perché continua a venire con noi), se lasciamo questo tempo, si ringrazia e si saluta, poi si esce e si conclude.
Io suggerisco ancora: finita la preghiera, nel corso della giornata,, passata qualche ora, magari anche solo brevemente, richiamate alla memoria il brano; se necessario, riaprite un attimo il libro e leggete, senza rifare tutto, ma ricordate il testo perché in questo modo il lavoro che avete fatto prima è come se aveste messo un seme. E' come se quel seme andasse innaffiato.
Se anche, mentre eravate sul testo, non avete capito quale fosse il tesoro, poi vi accorgerete che se è innaffiato ogni tanto, ci tornate sopra, lo riattivate con le domande alle quali non avete trovato risposta, state certi che, nel momento più impensato, nel momento in cui ne avete bisogno, quella parola affiorerà e vi soccorrerà, vi consiglierà, vi consolerà. Bisogna tenerla dentro.
Concluderei qui questa consegna di strumenti.