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Adorazione Dicembre 2015

ADORAZIONE  DEL  MESE  DI  DICEMBRE  2015


          Il re Davide “Stabilì che alcuni leviti stessero davanti all’arca del Signore come ministri, per celebrare, ringraziare e lodare il Signore, Dio d’Israele.
Erano Asaf il capo, Zaccaria il suo secondo, Ieièl, Semiramòt, Iechièl, Mattitia, Eliàb, Benaià, Obed-Edom e Ieièl, che suonavano strumenti musicali, arpe e cetre; Asaf suonava i cimbali.
I sacerdoti Benaià e Iacazièl con le trombe erano sempre davanti all’arca dell’alleanza di Dio.
Proprio in quel giorno Davide per la prima volta affidò ad Asaf e ai suoi fratelli una lode al Signore”.
1Cronache 16, 4-7
 
          Dopo tanti secoli ancora si ricordano questi particolari.
          L’attribuzione niente meno che al re Davide dell’istituzione dei cantori, dei musicisti e dei portatori per il servizio dell’Arca dell’alleanza e della Tenda del convegno evidenzia il ruolo centrale che il grande re ebbe nell’organizzazione del culto e la grande importanza che l’autore sacro ispirato vi attribuisce.
          Da questi testi, la Chiesa trae un rinnovato invito da parte di Dio a curare e magnificare la liturgia in tutte le sue manifestazioni.
 
 
          Segue un inno (1Cronache 16, 8-36; reminiscenze dei salmi 105, 96 e 106) che può essere meditato e pregato a partire dai verbi attorno ai quali è costruito da alcune splendide e consolanti estpressioni:
 
          “… Gioisca il cuore di chi cerca il Signore… Cercate… Ricordate… Cantate… Annunciate… Narrate… Dite le sue meraviglie… Davanti al Signore che viene… Il suo amore è per sempre…”.
 
 
          “Umilierò tutti i tuoi nemici e ti annuncio: una casa costruirà a te il Signore”.
                                                                                            1Cronache 17, 10
 
          Il Signore ci ama di amore sponsale (vedi in proposito il Cantico dei Cantici) e desidera “mettere su casa con noi”.
          L’avvento che stiamo vivendo sia un accogliere Colui che per primo ci accoglie ed accogliendoci ci rende capaci di accogliere noi stessi, Lui ed il fratello.
 
 
          “Come può pretendere Davide di aggiungere qualcosa alla tua gloria” Signore?
                                                                                               1Cronache 17, 18
 
          Dio non desidera rubarci nulla, non è un concorrente alla nostra gioia.
Nessuno di noi può donare qualcosa Dio, solamente lui può donare qualcosa a noi e dona se stesso; contempliamo adorandolo fatto pane per noi.
 

DAGLI  SCRITTI  DEI  SETTE  MONACI  MARTIRI  A  TIBHIRINE

brani di fratel Christophe monaco benedettino trappista


Il mare profondo è la relazione con te, Signore.
L’abisso della mia miseria è salvato.
La grande profondità, dove tutto è grazia, mi attira per una misteriosa elevazione.
 
Non c’è né decadimento né abbandono che Gesù non abbia conosciuto e di cui non abbia fatto, attraverso la sua presenza, luogo della vicinanza di Dio.
 
         Il non conosciuto e la meraviglia di Dio non sono tanto da definire, ma da scoprire e da vivere nella speranza quotidiana, quella dello scambio e della comunione, del mutuo rispetto e della trascendenza, del dialogo e della comunità, dell’unità realizzata nelle differenze, in tutto l’amore che si apre anziché chiudersi, che crea e moltiplica piuttosto che conservare gelosamente.
 
Noi siamo condotti al deserto.
E’ una conferma della nostra vocazione.
 
Ho molto dubitato e sempre creduto.
 
Non avendo le conoscenze linguistiche e religiose necessarie per entrare in dialogo con l’Islam, mi sento chiamato più semplicemente all’ascolto.
 
Il perdono è una risurrezione vissuta tra le persone.
 
Ritirarsi nella camera: in questo luogo dove gli sguardi del mondo non hanno accesso, ma solamente lo sguardo del Padre che vede nel segreto.
Che il tuo sguardo, Signore, mi liberi da ogni sguardo su me stesso e mi liberi da ogni preoccupazione per l’opinione che si può avere di me.
 
Vergine Maria è il volere solamente la volontà divina.
Ecco cosa fu, è e sarà il suo sguardo divino, il suo nutrimento divino, il suo amore divino, la sua pace divina, la sua lingua divina, tutta la sua fatica e il suo riposo.
 
Chi ucciderà un uomo innocente dell'altrui sangue e che mai aveva commesso delitti sulla terra, sarà considerato come se avesse ucciso tutti gli uomini...” (Corano 5, 32).
Ma è a questo punto, sembra, che Dio interviene.
Nella sua misericordia non permette che gli estremismi dell'uomo snaturato trionfino completamente.
La sua misteriosa influenza sugli eventi e i cuori non può essere interamente sconfitta.
Si manifesta al di là di frontiere di lingua, di razza o di religione.
... e chi salverà anche un solo uomo sarà considerato come uno che avrà salvato la vita a tutta l'umanità” (Corano 5, 31).
Anche questo non potevamo tacerlo.
Articolo pubblicato sul giornale “La Croix” del 24 febbraio 1994