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Adorazione Novembre 2015

ADORAZIONE  DEL  MESE  DI  NOVEMBRE  2015

 

“Eliseo pregò così:

Signore, apri i suoi occhi perché veda”.

2Re 6, 17

 

“Quando entrarono in Samaria, Eliseo disse:

Signore, apri gli occhi di costoro perché vedano”.

2Re 6, 20

 

Una preghiera, ripetuta praticamente in modo uguale nel giro di pochi versetti, molto breve, ma che vale un trattato intero: ecco ciò che unicamente ci è dato di poter chiedere.

Non chiedo infatti a Dio di cambiare la realtà, non gli chiedo nemmeno di cambiare il prossimo, semplicemente ed umilmente gli posso chiedere di aprire il cuore e la mente perché l’uomo (io prima di tutto) possa cambiare.

 

“…Forse gli dei delle nazioni sono riusciti sa liberare ognuino la propria terra dalla mano del re d’Assiria?...”

2Re 18, 33

 

Nella concezione religiosa dei popoli antichi, ogni popolo aveva il suo dio e ogni dio proteggeva il suo popolo.

La guerra tra le nazioni era perciò considerata anche come una battaglia tra le divinità.

Il dio più forte aveva il sopravvento ed il suo culto veniva di conseguenza esteso ed imposto anche ai popoli sconfitti e sottomessi.

L’Antico Testamento rifiuta una simile concezione: anche le disfatte sono opera di Jhwh, unico signore della storia, che si serve della sconfitta per invitare i suoi figli alla conversione.

Rileggiamo tutto questo sulla scorta della nostra personale esperienza di vita, pure essa a volte costellata e caratterizzata da battaglie perse, da fallimenti, e capiremo qualcosa in più della mentalità di Dio nei confronti del male che c’è nel mondo.

 

“…Quanto alle parole che hai udito, poiché il tuo cuore si è intenerito e ti sei umiliato davanti al Signore…”.

2Re 22, 18-19

 

L’intenerimento del cuore è forse uno dei sensi (se non “il senso”) e dei motivi della nostra vita.

Davvero se tutto ciò che passiamo e sopportiamo nella nostra esistenza non ci serve a crescere nella tenerezza di cuore a cosa ci serve l’esperienza del vivere?

E’ questa pure una condizione perché la nostra preghiera sia autentica e “pura” come in più punti ci richiede la Bibbia.

 

“Nabuzaradàn, capo delle guardie, ufficiale del re di Babilonia, entrò in Gerusalemme.

Egli incendiò il tempio del Signore e la reggia e tutte le case di Gerusalemme; diede alle fiamme anche tutte le case dei nobili”.

2Re 25, 9

 

La distruzione del tempio indica il suo carattere provvisorio e transitorio.

Dio non ha fissato la sua presenza in quel luogo in maniera perpetua ed incondizionata.

Egli chiedeva una fedeltà al suo popolo che non c’è poi stata.

Per questo, crebbe presso l’antico popolo ebraico sempre più la convinzione che la salvezza sarebbe venuta non dal tempio, ma dall’inviato di Jhwh: il Messia.

 

DAGLI  SCRITTI  DEI  SETTE  MONACI  MARTIRI  A  TIBHIRINE

brani di fratel Christophe monaco benedettino trappista

 

“Signore, ovunque andrai io verrò.

Dove abiterai anch’io abiterò.

Il tuo popolo sarà il mio popolo, il tuo Dio il mio Dio.

Seguire Dio: qui”.

 

“Il mare profondo è la relazione con te, Signore.

L’abisso della mia miseria è salvato.

La grande profondità, dove tutto è grazia, mi attira per una misteriosa elevazione”.

 

“Vergine Maria, volere solamente la volontà divina.

Ecco cosa fu, è e sarà il suo sguardo divino, il suo nutrimento divino, il suo amore divino, la sua pace divina, la sua lingua divina, tutta la sua fatica e il suo riposo”.

 

“Dio non ha più dove mettere la sua Bontà se non in me.

Non ha più dove rifugiarsi convenientemente e non può trovare dove potersi mettere tutto intero se non in me”.

 

“E’ con le domande che si può andare più lontano, è con le domande che si trova il proprio cammino e che lo si ritrova se se ne è usciti”.

 

“Maria partorisce ai piedi della croce”.

 

“La libertà nasce da una relazione viva con te, Signore”.

 

“Una comunità non è chiamata a darsi una sopravvivenza, ma a generare, a dare vita attraverso la grazia dello Spirito”.

 

“Non c’è né decadimento né abbandono che Gesù non abbia conosciuto e di cui non abbia fatto, attraverso la sua presenza, luogo della vicinanza di Dio”.

 

“Starti di fronte, Signore, vivendo di te”.

 

“Il non conosciuto e la meraviglia di Dio non sono tanto da definire, ma da scoprire e da vivere nella speranza quotidiana, quella dello scambio e della comunione, del mutuo rispetto e della trascendenza, del dialogo e della comunità, dell’unità realizzata nelle differenze, in tutto l’amore che si apre anziché chiudersi, che crea e moltiplica piuttosto che conservare gelosamente”.

 

“Il Signore ci insegna che ciò che di meglio si può offrire all’altro è la sua libertà… che non può essere ricevuta se non in una relazione… liberante”.