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Adorazione Ottobre 2014 - Paolo VI

ADORAZIONE  DEL  MESE  DI  OTTOBRE  2014

mese missionario

 

          “Sii forte e mostrati uomo. Osserva la legge del Signore tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni (…) perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai”.

1 Re 2, 2 - 3

 

          Nella nostra preghiera diciamo al Signore che crediamo fermamente o per lo meno desideriamo credere fermamente che a lui sta a cuore la nostra felicità di cui non è un concorrente.

 

          ”Ora, Signore, mio Dio, (…) io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi.

Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?

Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa.

Dio gli disse: Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio ed intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te.

Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita”.

1 Re 3, 7 - 13

 

          Chiediamo pure noi la saggezza che fu tipica del re biblico Salomone nel chiedere al Signore che ci aiuti nelle cose veramente importanti e non nelle sciocchezze, questo ci educherà e ci porterà ad orientare la nostra ed ad avere una progettualità più seria e più di largo orizzonte, non proiettata unicamente sull’emergenza, ma sull’essenzialità, sull’unico veramente necessario.

 

“Riguardo al tempio che stai edificando, se camminerai secondo le mie leggi, se eseguirai le mie norme ed osserverai tutti i miei comandi, camminando in essi, io confermerò a tuo favore la mia parola, quella che ho annunciato a Davide tuo padre. Io abiterò in mezzo agli Israeliti; non abbandonerò il mio popolo”.

1 Re 6, 12 - 13

 

          Noi stiamo aggiustando la nostra bella chiesa che sta diventando sempre più accogliente, e facciamo bene, ma non dimentichiamo che il Signore e la sua presenza in mezzo a noi suo popolo è il motivo ed il riferimento unico di tutto il nostro operare e di tutto il nostro vivere.

          Il tempio infatti è senz’altro segno della presenza di Dio, ma essa non è vincolata alle pietre dei muri, ma dipende soprattutto dal nostro aderire con tutto noi stessi alla sua proposta di alleanza d’amore.

 

 DALL’INSEGNAMENTO  DEL  PAPA  PAOLO  VI

 

          Dagli appunti giovanili: “Sul no non si può costruire la vita. La vita non si gioca. La vita si perde, ma si perde per qualcosa di altro”.

 

“Immersi nella vita non siamo sperduti o naufraghi, ma testimoni sereni e forti di una luce vigilare e notturna: la fede nel tempo presente, aperta al giorno che non conosce tramonto!”.

 

          “Il mondo di oggi fatica ad ascoltare i maestri, ma li ascolta volentieri se sono prima di tutto testimoni”.

 

“Il giovane ha un suo proprio destino e per raggiungerlo ha bisogno di sentirsi solo: la responsabilità è una forma di solitudine. Il giovane si guardi da una completa dedizione passiva alle influenze esteriori, l’impero della moda è infatti infallibile indice della passività collettiva che è sempre più forte anche perché i giovani sono sempre intolleranti contro ciò che non è estremamente di moda”.

 

          “Noi cristiani siamo quasi estromessi dalla festa del progresso; ma noi non vogliamo questa estromissione”.

 

          “Ancora prima di convertirlo, anzi per convertirlo, il mondo bisogna ascoltarlo e parlargli. E’ necessario farsi fratelli degli uomini nell’atto stesso in cui vogliamo essere loro pastori, padri e maestri. Il clima del dialogo è l’amicizia. Anzi il servizio”.

 

          “Dovunque l’uomo è in cerca per comprendere se stesso ed il mondo noi possiamo comunicare con lui. Diverse sono le vie che conducono alla fede. Dio solo segue nel mondo le linee e le ore della sua salvezza”.

 

          “Siamo fratelli, cerchiamo di mettere sempre in evidenza ciò che è comune prima di notare ciò che divide”.

 

          Entrando vescovo nella città di Milano: “Pastore e padre, maestro e servo del Vangelo. Non altra è la mia funzione tra voi; non diverso sia il vostro giudizio che la vostra pietà mi riservi”.

 

          Agli operai: “E’ vero, non ho nulla da darvi, le mie mani sono vuote. Ma so che voi aspirate proprio perché siete uomini che lavorate, a qualcosa che è oltre al vostro salario, oltre la materia: ad una particella di vera vita, ad una particella di felicità. E qui ho tesori immensi da distribuirvi: la speranza, il senso della dignità umana, gli orizzonti immensi della luce”. “Dobbiamo avere la grandezza e l’indipendenza d’animo di resistere nel nostro lavoro, di renderlo ai nostri stessi occhi nobile e degno di ogni sacrificio. Bisogna essere tranquillamente disposti a soffrire per la giustizia”.

 

          Chiamato al pontificato: “Forse il Signore mi ha chiamato a questo servizio non già perché io governi e salvi la Chiesa dalle sue difficoltà, ma perché io soffra qualcosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli e non altri, la guida e la salva”.

  

CENTOCINQUAT’ANNI  E…  NON SENTIRLI!

 

          Ormai centocinquant’anni fa, nel settembre del 1864, Jean Joseph Lataste, un giovane frate domenicano appena ordinato prete, veniva mandato dai suoi superiori a predicare nel carcere femminile di Cadillac. Nessuno poteva immaginare l’incendio di grazia che avrebbe scatenato questa scintilla!

          Dopo un secolo e mezzo le suore Domenicane di Betania, da lui fondate, in un triduo svoltosi nel mese di settembre (2014) hanno voluto celebrare l’avvenimento.

Noi, nel nostro piccolo, sbricioleremo l’anniversario facendocelo durare per tutto l’anno pastorale. Ogni mese ci sarà proposta infatti, tradotta dalla nostra suor Maria Silvia, una traccia di riflessione tratta dallo schema preparato dalla Congregazione per quei tre giorni.

  

“Carissime sorelle”

 

Di fronte ad un pubblico sconosciuto e poco abituato a vivere tre giorni di ritiro spirituale, il giovane predicatore Jean Joseph Lataste, condizionato dai pregiudizi del suo tempo, sente uno stringimento di cuore e il morale a terra. “Che cosa potrà mai venire di buono da un tale uditorio?”. Come non pensare alla domanda di Natanaele: “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”.

 

Nel susseguirsi degli incontri con le donne di Cadillac, un’altra domanda nascerà bruciante nel cuore di padre Lataste: “Che cosa diventeranno una volta uscite da qui?”. Questa frase rivela padre Lataste come vero discepolo di san Domenico, che lungo le notti implorava e supplicava: “Mio Dio, mia misericordia, che ne sarà dei peccatori”.

 

Tra queste due domande scaturisce, come da una potentissima sorgente, il famoso: “Carissime sorelle”. Padre Jean Joseph, diventa fratello di tutta l’umanità, di un’umanità peccatrice, ma salvata per amore. Si riconosce fratello di queste donne disprezzate, ristabilite nella loro dignità grazie all’amore salvifico del Signore.

 

Ripensando alla propria storia si sente pienamente fratello di queste donne!

La qualità del loro perdono per coloro che le avevano trascinate nel male, l’umiltà nel riconoscere le loro colpe, le rende più aperte ora all’amore di Dio, di quanto non lo fossero prima di sbagliare.

 

Il nostro beato padre Lataste prende coscienza che siamo tutti fratelli e sorelle in Adamo, creati e modellati della stessa terra e della stessa carne.

Anzi, meglio ancora, la sua meditazione orante lo porta ad un passaggio ulteriore: siamo tutti fratelli e sorelle in Gesù Cristo, tutti salvati dallo stesso sangue, tutti riscattati dall’inestimabile prezzo della carne di Dio, Padre di ciascuno di noi.

 

Betania è il compimento finale di questo cammino spirituale e rivoluzionario scaturito dall’adorazione e dalla meditazione del beato padre Jean Joseph.

 

Siamo davvero sorelle, totalmente, eternamente e amorosamente sorelle, per la vita e per la morte. Cosa importa il passato di ciascuna? Il presente è la nostra scuola di fiducia reciproca, di comunione fraterna, di amore in spirito e verità.

 

Nel secondo ritiro il “Carissime sorelle” diventa “Carissime figlie”. Il fratello in umanità diventa padre misericordioso, la cui tenerezza ha dato la gioia della speranza in un luogo dove regnava la disperazione nuda e cruda.

 

Questa paternità spirituale ci spinge a diventare madri in spirito e verità, madri spirituali per tutti i feriti dell’amore, conosciuti o sconosciuti, vicini o lontani. Gesù ci ricorda che il prossimo è colui che si fa vicino, è per questo che una maternità spirituale betaniana, frutto della nostra fraternità di grazia, può raggiungere tutti i figli di Dio, di ogni continente, di ogni religione, di ogni cultura.

Una suora domenicana di Betania di Montferrand le Château

 

Domande per la riflessione

Mi sento veramente e profondamente fratello/sorella, di coloro che preferirei tenermi a distanza?

Vibro di tenerezza per coloro che incontro?

Vedo chi mi vive accanto, come colui o colei che il Signore affida al mio amore, ricordandomi della frase del beato Jean Joseph: “E’ amandoli che li salverete?”.