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Adorazione Aprile - 7 monaci martiri

ADORAZIONE DEL MESE DI APRILE

dagli scritti intimi dei sette monaci martiri

 

Fino a quando esisterà lo spazio e con esso le creature viventi, possa concorrere anch’io a cancellare i dolori del mondo!

 

Dio, tu nostra speranza...

Ciechi e sordi, dobbiamo cominciare dal sentirlo che si narra a noi e, attraverso un ascolto paziente, pervenire a credere, a vedere la luce del giorno, a sperare: attendere tutto da te significa vivere di grazia.

Infatti, “tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza” (Romani 15, 4).

Così, per quanto mi riguarda, sono stato toccato da queste parole sconosciute, tra le altre, che a Tibhirine si offrono di notte alla mia lettura, delimitando per me un angusto sentiero di speranza...

Sono convinto che la Bibbia sia un libro di speranza e che leggerlo “ha come risultato la speranza”.

Questo tema ci conduce insieme alla scuola del Verbo.

In materia di speranza, tutto va ripreso in mano ogni mattino.

 

Per essere pronti a sperare in ciò che non inganna, bisogna prima disperare di tutto ciò che inganna.

Tu, Signore, nostra speranza: allora al cuore di noi stessi si apre un cammino, una pista di felicità: strana proprietà della speranza: non è un’incertezza, non è nemmeno un sapere.

Non illumina come un faro, piuttosto brilla tremula, come una stella.

Una speranza non può essere autentica se è perentoria o chiassosa.

Non è al servizio dell’ambizione totalitaria di un gruppo...

E l’esatto contrario della “caparbietà di un cuore malvagio” (Geremia 18, 12).

Si apre davanti a noi e insieme ci espone a te: “Non c’è inganno in te, mia roccia!”.

 

La speranza che viene dalla Scrittura opera ciò che io non riesco mai a fare, quel desiderio infinito di te, Signore, che coinvolge nel suo slancio di vita:

- un distacco, una rinuncia: il tuo amore vale più della vita!

- una scelta: nessun’altra felicità che te!

- una solitudine, anche, perché tu mi concedi di dimorare da solo nella fiducia!

- un evento: nascere di nuovo; l’unico potere che mai si potrà conquistare è donato a chi ti accoglie (cfr. Giovanni 1, 12).

“Nascere, è nascere alla speranza”.

E’ entrare nel tuo avvenire e offrirsi affinché avvenga in questo mondo.

Che missione, questa felicità!...

Affrontando il peggio.

Autentica follia: Dio rigettato (da Israele) non rigetta (Israele).

Cosa c’è di più forte per nutrire la speranza?

Il peggio Gesù non l’ha fuggito.

L’ha affrontato, l’ha desiderato fino all’angoscia e alla ribellione.

Sulla croce, l’ha accettato come una tavola imbandita, preparata da Dio, suo Padre, “di fronte al nemico” (Salmo 22).

Ci consegna allora il soffio della speranza.

Alcune donne, tra cui, in piedi, Maria, sono presenti, così come il discepolo amato.

E’ l’ora della speranza contro ogni speranza.

La Chiesa inizia qui: in uno sguardo di speranza verso “colui che hanno trafitto” (Giovanni 19, 37; Apocalisse 1,7).

Trafitta anche lei, riceve la missione di portare la speranza al pieno compimento, fino alla fine (cfr. Ebrei 6, 12).

“Per Cristo, noi crediamo in Dio che l’ha risuscitato... così che la nostra fede e la nostra speranza sono salde in Dio” (cfr. 1 Pietro 1, 21).

 

La speranza: una vera fatica di giardiniere!

Abita la terra e resta fedele...

Chi spera nel Signore possederà la terra!

Un avvenire è promesso ai pacifici (Salmo 36).

Avanti, operatori di pace, saranno chiamati tuoi figli!

E un bel giorno ho scoperto queste parole di René Habachi; mi affretto a copiarle per riscriverle in questo difficile oggi: “La speranza si riconosce dallo sguardo fermo, dal gesto, audace, dalla decisione risoluta, da quel dinamismo virile che pone degli atti anziché chiacchierare al riguardo.

Che firma con mano sicura la pagina del passato e accoglie in un vasto respiro il futuro che avanza.

A volte assume la forma di un’impresa audace, ma anche i percorsi più umili del ritorno a casa.

La sua autenticità ringiovanisce ogni cosa...”.

 

Per questo bisogna stare saldi nella pazienza, partecipare mediante la pazienza alle sofferenze di Cristo, senza sconfinare nel futuro che appartiene solo a Dio.

C’è speranza solo là dove si accetta di non vedere il futuro.

Pensiamo al dono della manna.

Era quotidiano.

Ma non se ne poteva tenere per il giorno dopo.

Voler immaginare il futuro è fare della fanta-speranza.

Gli apostoli erano preoccupati perché avevano un pane solo.

Non capivano che era sufficiente.

Noi sappiamo chi è il pane.

Se è con noi, il pane sarà moltiplicato.

Non appena pensiamo il futuro, lo pensiamo come il passato.

Non abbiamo l’immaginazione di Dio.

Domani sarà un’altra cosa e noi non possiamo immaginarla.

 

Testamento di frère Christophe

Il mio corpo è per la terra, ma, per favore, nessuna barriera tra lei e me.

Il mio cuore è per la vita, ma, per favore, nessuna leziosità tra lei e me.

Le mie braccia per il lavoro, saranno incrociate molto semplicemente.

Per il mio volto: rimanga nudo per non impedire il bacio, e lo sguardo, lasciatelo vedere.

P.S. Grazie.